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giovedì 1 settembre 2011
L'imbuto e il pensiero libero
E' molto che non scrivo, sono stato risucchiato da diversi progetti che hanno prodotto una sorta di imbuto in cui guardare, un imbuto che ha fatto sì che vedessi solo una piccola porzione di ciò che è intorno a me, un imbuto che ogni giorno ognuno di noi si mette davanti, è un imbuto composto dai nostri problemi, dalla nostra storia, dalle nostre cose, è un imbuto che ci trascina in un vortice nel quale sembra esserci, sembra esistere solo ciò che vediamo attraverso l'imbuto... Ma il mondo è molto più vasto, noi siamo molto più vasti...
Staccarci da questo imbuto è davvero difficile, ma non appena lo si riesce a fare, non appena si riesce a distaccarsi, una ondata di ossigeno ci arriva e tutto risulta chiaro, niente di ciò che credevamo importante fino a pochi secondi prima lo è davvero, ci appariva importante perchè non vedevamo altro...
Ciò che è importante davvero nella maggioranza dei casi non è ciò che riteniamo esserlo...
Ciò che è importante davvero nella maggioranza dei casi è qualcosa che consideriamo così lontano da noi, così irraggiungibile o così immodificabile che facciamo finta che non esista elevando al grado di importante cose che invece non lo sono...
Cosa vogliamo fare? Vogliamo toglierci l'imbuto che non ci permette di vivere davvero?
La mia risposta è Sì, ma la mia risposta cozza contro alla mia abitudine, la mia abitudine di guardare nell'imbuto e di vedervi problemi importanti da risolvere che in realtà non sono problemi o che comunque troverebbero facile soluzione se osservati senza l'imbuto, se osservati da una prospettiva ampia, da diversi punti di vista, da tutti i punti di vista, abbandonando le convinzioni, abbandonando le abitudini, abbandonando le convenzioni, abbandonando le idee fisse che sono impiantate dentro di noi...
Staccarci da questo imbuto è davvero difficile, ma non appena lo si riesce a fare, non appena si riesce a distaccarsi, una ondata di ossigeno ci arriva e tutto risulta chiaro, niente di ciò che credevamo importante fino a pochi secondi prima lo è davvero, ci appariva importante perchè non vedevamo altro...
Ciò che è importante davvero nella maggioranza dei casi non è ciò che riteniamo esserlo...
Ciò che è importante davvero nella maggioranza dei casi è qualcosa che consideriamo così lontano da noi, così irraggiungibile o così immodificabile che facciamo finta che non esista elevando al grado di importante cose che invece non lo sono...
Cosa vogliamo fare? Vogliamo toglierci l'imbuto che non ci permette di vivere davvero?
La mia risposta è Sì, ma la mia risposta cozza contro alla mia abitudine, la mia abitudine di guardare nell'imbuto e di vedervi problemi importanti da risolvere che in realtà non sono problemi o che comunque troverebbero facile soluzione se osservati senza l'imbuto, se osservati da una prospettiva ampia, da diversi punti di vista, da tutti i punti di vista, abbandonando le convinzioni, abbandonando le abitudini, abbandonando le convenzioni, abbandonando le idee fisse che sono impiantate dentro di noi...
venerdì 13 maggio 2011
Perché le mangi? Dialogo reale su Facebook
Voglio condividere qui un piccolo dialogo che ho avuto con un mio amico attraverso Facebook, credo sia piuttosto significativo...
Tutto è cominciato quando lui ha scritto:
- che buone le pringles!!!!
e io ho commentato:
- Hm... Mi dispiace rovinarti la festa ma devo, è per il tuo bene... Prova a girare il tubetto, cerca quella lista che nessuno legge chiamata "ingredienti" scoprirai che tra le altre schifezze di cui non voglio parlare figura anche il glutammato... Leggi qui http://www.laleva.org/it/2007/06/intervista_al_dottor_russel_blaylock_su_aspartame_e_glutammato.html e qui http://www.laleva.org/it/2008/01/glutammato_il_gusto_che_uccide.html
Tutto è cominciato quando lui ha scritto:
- che buone le pringles!!!!
e io ho commentato:
- Hm... Mi dispiace rovinarti la festa ma devo, è per il tuo bene... Prova a girare il tubetto, cerca quella lista che nessuno legge chiamata "ingredienti" scoprirai che tra le altre schifezze di cui non voglio parlare figura anche il glutammato... Leggi qui http://www.laleva.org/it/2007/06/intervista_al_dottor_russel_blaylock_su_aspartame_e_glutammato.html e qui http://www.laleva.org/it/2008/01/glutammato_il_gusto_che_uccide.html
Questo è ciò che fà il glutammato... e nessuno ce lo viene a dire... E spesso quelli che ce lo vengono a dire vengono presi come dei paranoici... Quelle patatine esistono per il mero guadagno di alcune multinazionali in barba alla nosra salute, che se peggiora è meglio perchè così possono spremerci per benino costringendoci ad assumere farmaci che non funzionano e che ci tengono in uno stato di malattia permanente in modo da essere trasfrmati definitivamente da uomini a macchinette sputasoldi a favore delle multinazionali del farmaco e dell'alimentazione...
martedì 10 maggio 2011
Il gioco del passaparola. Il ristorante in centro e l'idrante di cemento...
Avete mai giocato da piccoli al gioco del passaparola? Consisteva nel mettersi seduti in fila uno accanto all'altro, il primo inventava una parola o una frase e la diceva nell'orecchio del suo vicino, il quale la ripeteva all'orecchio del suo vicino e così via fino in fondo alla fila, l'ultimo diceva la frase ad alta voce, la quale nella maggioranza dei casi non corrispondeva con quella iniziale. Ricordo che alle scuole elementari la nostra maestra ce lo faceva fare spesso e i risultati erano spesso esilaranti: una frase iniziale del tipo "siamo andati al ristorante in centro" poteva diventare "siamo stati all'idrante in cemento" e questo si verificava puntualmente anche se eravamo una classe di soli dieci bambini...
L'informazione partiva in un modo, poi attraverso il passaparola evolveva e assumeva un significato completamente diverso, era sempre una sorpresa scoprire quale era la frase vera, la frase iniziale: visto da fuori questo procedimento risultava sicuramente comico, immaginate poi se il bambino in fondo alla fila non avesse avuto la possibilità di parlare con i primi: sarebbe rimasto convinto che loro volessero comunicargli che erano stati dall'idrante di cemento e quindi avrebbe anche potuto considerarli stupidi in quanto non esiste nessun idrante in cemento... Mentre in realtà loro volevano comunicare che erano stati al ristorante in centro...
Questo era solo un gioco per bambini, ma nella nostra realtà di ogni giorno le cose non vanno molto diversamente, ciò che conoscevano i primi uomini è giunto a noi attraverso il passaparola e
L'informazione partiva in un modo, poi attraverso il passaparola evolveva e assumeva un significato completamente diverso, era sempre una sorpresa scoprire quale era la frase vera, la frase iniziale: visto da fuori questo procedimento risultava sicuramente comico, immaginate poi se il bambino in fondo alla fila non avesse avuto la possibilità di parlare con i primi: sarebbe rimasto convinto che loro volessero comunicargli che erano stati dall'idrante di cemento e quindi avrebbe anche potuto considerarli stupidi in quanto non esiste nessun idrante in cemento... Mentre in realtà loro volevano comunicare che erano stati al ristorante in centro...
Questo era solo un gioco per bambini, ma nella nostra realtà di ogni giorno le cose non vanno molto diversamente, ciò che conoscevano i primi uomini è giunto a noi attraverso il passaparola e
giovedì 5 maggio 2011
Il filo sottile che non vedi
C'è un filo sottile che divide la consapevolezza dalla inconsapevolezza...C'è un filo sottile che divide l'azione dalla non-azione...
C'è un filo sottile che divide ciò che siamo da ciò che crediamo di essere
E' un filo sottile, ma non per questo è facile da spezzare,
E' un filo sottile e per questo è difficile da vedere
E' difficile per ognuno di noi vedere al di là della nostra inconsapevolezza, è difficile percepire la possibilità che esista qualcos'altro oltre a quello che conosciamo.
E' difficile vedere quando è giunto il momento di agire, di smettere di essere succubi.
E' difficile vedere quello che siamo al di là di quello che crediamo di essere.
E' un filo sottile, è difficile da vedere e anche quando ci sembra di averlo visto, di controllarlo egli ci sfugge, e così crediamo di essere consapevoli, crediamo di star agendo, crediamo di sapere cosa siamo e questo ci limita, questo fà si che perdiamo di vista quel filo sottile e ci convinciamo di essere arrivati, di aver già fatto tutto quello che era possibile...
giovedì 31 marzo 2011
Il mistero della porta del duomo di Milano...
Passeggiando in piazza duomo possiamo notare qualcosa di strano: molte persone si avvicinano a tale porta e ne vanno a toccare due punti ben precisi, la cosa avviene così di frequente che questi due punti sono evidentemente molto più lucidi di tutto il resto, palesando a chiunque tale abitudine della gente.
Ma per quale motivo vengono toccati proprio quei due punti?
Bisogna notare che il punto più toccato in assoluto è il polpaccio di un fustigatore, quindi non un personaggio importante, anzi dal punto di vista religioso un personaggio negativo... Quindi perchè toccarlo?
Facendo alcune domande si scopre subito che nessuno sà per quale motivo la gente lo vada a toccare...
La cosa che più deve far pensare però è che nemeno chi lo tocca sà perchè lo ha toccato!
Questo è il video che abbiamo realizzato:
E' un qualcosa di interessante: la maggioranza della gente non lo tocca perchè crede che porti fortuna o perchè comunque ha una propria idea, la maggioranza della gente lo tocca per il semplice motivo che già altri lo hanno toccato. E anche chi lo tocca con fini religiosi spesso non si pone nessuna domanda, non si rende nemmeno conto di essere andato a toccare il polpaccio di un fustigatore, "di un cattivo", in effetti non ci si pone nessuna domanda, d'altronde se già lo hanno fatto in tanti, sicuramente andrà bene farlo... Per quale motivo porsi delle domande!
Tutto questo evidenzia la nostra natura di pecore, sempre pronte a seguire la massa, sempre convinti che la strada intrapresa dalla maggioranza sia la migliore da percorrere.
Questo piccolo esempio dovrebbe farci capire quanto sia facile manipolare le grandi masse: qualcuno ha iniziato a toccare quel polpaccio e quella mano, ( ci sono un sacco di altri simboli importanti sulla porta ma nesuno li và a toccare, tutti toccano quello che evidentemente hanno già toccato anche altri...), e la gente lo ha imitato fino a creare una routine che tutti seguono, facendosi addirittura delle foto nell'atto di toccare questo polpaccio, come se fosse una cosa importante, una cosa da fare, come se avesse un significato che invece non ha...
Se per ipotesi esistesse una persona che ottenga un guadagno proporzionale al numero di volte che una determinata parte di quella porta viene toccata, allora per questa persona sarebbe molto molto semplice perseguire il proprio guadagno manipolando le masse e inducendole a fare qualcosa che apparentemente non ha senso, semplicemente facendo loro credere che già milioni di altre persone lo hanno fatto...
Certo tutto questo appare poco importante, in fondo si tratta solo di una stupida porta...
Quello che dobbiamo capire è che lo stesso procedimento avviene di continuo nella nostra vita, continuamente facciamo cose senza conoscerne davvero il perchè, semplicemente perchè le fanno tutti, semplicemente perchè ci illudiamo che comunque se lo fanno tutti allora un senso ce lo avrà...
Forse è ora di iniziare a porsi davvero delle domande, di iniziare a guardare le cose in modo diverso, di iniziare ad utilizzare una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista, per renderci conto della stupidità che troppo spesso palesiamo senza nemmeno renderci conto... Visti da fuori siamo sicuramente uno spasso! E' ora di cominciare a divertirci anche noi iniziando a "vederci da fuori", allargando la nostra visione, abbandonando condizionamenti e pregiudizi che spesso non sappiamo nemmeno di avere!
sabato 12 febbraio 2011
Non arrendersi mai...
Voglio condividere con voi una storiella che ho appenna letto:
"Due topolini caddero in una brocca di latte. Ritrovandosi intrappolati, si misero a nuotare freneticamente per non andare a fondo. Dopo un bel pò, uno dei due perse ogni speranza e abbandonò la lotta. Smise di nuotare e annegò. L'altro, estenuato, decise di resistere fino al limite delle forze. Nuotò e nuotò senza posa. Di colpo, il latte, agitato a quel modo, si trasformò in burro, e così il topolino, puntando le zampe, riuscì ad arrampicarsi oltre l'orlo della brocca e fuggì."
Questa bella storiella ci insegna che anche quando tutto sembra perduto, quando sembra non ci siano più speranze, non bisogna arrendersi e disperarsi ma rimanere saldi: la soluzione esiste!
A questo proposito c'è un'altra storiella interessante...
"Una città, perfettamente fortificata, da vari mesi era stretta d'assedio. Tutte le riserve di cibo erano esaurite. Non rimaneva altro che un vitello da suddividere fra trecento o quattrocento persone. Allo stremo delle forze e ormai senza speranze, gli abitanti della città andarono dalla castellana per implorarla di accettare la resa. Ma lei si rifiutò. Ordinò che anche l'ultimo vitello fosse ucciso e poi gettato oltre le mura, tra le file dei nemici.
Vedendosi arrivare addosso la bestia , questi ultimi si dissero:"E' inutile prolungare oltre questo assedio. Se buttano via un vitello tanto facilmente, devono avere provviste almeno per un anno!"
Queste storielle hanno il potere di farci riflettere... Ognuno le applichi come meglio crede alla propria situazione, al proprio finale di partita!
Le due storielle sono state tratte dal libro "la risposta è la domanda" di Alejandro Jodorowsky
"Due topolini caddero in una brocca di latte. Ritrovandosi intrappolati, si misero a nuotare freneticamente per non andare a fondo. Dopo un bel pò, uno dei due perse ogni speranza e abbandonò la lotta. Smise di nuotare e annegò. L'altro, estenuato, decise di resistere fino al limite delle forze. Nuotò e nuotò senza posa. Di colpo, il latte, agitato a quel modo, si trasformò in burro, e così il topolino, puntando le zampe, riuscì ad arrampicarsi oltre l'orlo della brocca e fuggì."
Questa bella storiella ci insegna che anche quando tutto sembra perduto, quando sembra non ci siano più speranze, non bisogna arrendersi e disperarsi ma rimanere saldi: la soluzione esiste!
A questo proposito c'è un'altra storiella interessante...
"Una città, perfettamente fortificata, da vari mesi era stretta d'assedio. Tutte le riserve di cibo erano esaurite. Non rimaneva altro che un vitello da suddividere fra trecento o quattrocento persone. Allo stremo delle forze e ormai senza speranze, gli abitanti della città andarono dalla castellana per implorarla di accettare la resa. Ma lei si rifiutò. Ordinò che anche l'ultimo vitello fosse ucciso e poi gettato oltre le mura, tra le file dei nemici.
Vedendosi arrivare addosso la bestia , questi ultimi si dissero:"E' inutile prolungare oltre questo assedio. Se buttano via un vitello tanto facilmente, devono avere provviste almeno per un anno!"
Queste storielle hanno il potere di farci riflettere... Ognuno le applichi come meglio crede alla propria situazione, al proprio finale di partita!
Le due storielle sono state tratte dal libro "la risposta è la domanda" di Alejandro Jodorowsky
martedì 21 dicembre 2010
Il finale di partita...
Tutto intorno a noi evidenzia che siamo al finale di partita... una partita che dura da millenni, una partita che vede l'umanità contrapposta a qualcosa di non ben definibile, un qualcosa che spesso in questo blog viene chiamato sistema, un qualcosa che non sappiamo da chi è gestito, un qualcosa che potrebbe addirittura far parte di noi, un qualcosa che comunque ci allontana dal nostro vero essere, dalla nostra vera vita...
Ebbene siamo al finale di partita, tutto sembra ormai perduto per l'umanità, sembra solo una questione di tempo, una questione di poche mosse e poi il sistema avrà vinto la partita, realizzando così la grande opera di incatenamento, soppressione della nostra vera essenza, la riduzione dell'umanità a una schiera di automi non senzienti...
Sono tempi interessanti, tempi bui secondo tante profezie antiche, tempi in cui l'apocalissse sembra vicina, tempi di grandi cambiamenti...
Ma tutto questo non deve far paura... La strada è stata seguita fino a qui, alla ricerca della meta ed ora la meta è molto vicina; anche se apparentemente siamo arrivati a un vicolo cieco, anche se apparentemente la partita sembra persa...
Il sistema appronta le sue mosse finali, ma ora stà a noi muovere, è il finale di partita, ora ci si gioca tutto, ora o mai più! E la soluzione per vincere la partita esiste!
Lo stallo stà per sbloccarsi, intorno a noi il sistema sa come muovere e stringe sempre più la morsa: possiamo arrenderci e credere che oramai niente si puo più cambiare, che non c'è via d'uscita e bisogna accettare le cose così come sono, oppure possiamo fare la mossa vincente, la mossa che il sistema non si aspetta, la mossa che ribalterà le sorti della partita, quella mossa non può essere come le altre mosse fatte finora, dovrà essere una mossa che trascende le nostre abitudini, le nostre conoscenze, i nostri presunti limiti, sarà una mossa esplosiva, un qualcosa di estremamente potente che da troppo tempo aspetta di uscire, sarà come un vulcano che esplode, sarà una mossa incontenibile... E questo può avvenire solo al finale di partita, solo al finale di partita dentro di noi può essere raggiunta la "pressione" necessaria per scoppiare!
Pensiamolo ogni giorno: siamo al finale di partita, è il momento di dare il meglio, è il momento di stupire, se fosse un film sarebbe il momento in cui parte la musichetta esaltante e il protagonista che ha subito tante avversità trova la forza di reagire e vincere!
Ricordiamoci anche che comunque non è una guerra, non è una battaglia, è una partita, un gioco, un gioco molto bello e avvincente, un gioco 3d super evoluto... Buon divertimento!
E allora accendiamo l'interruttore :)
Ebbene siamo al finale di partita, tutto sembra ormai perduto per l'umanità, sembra solo una questione di tempo, una questione di poche mosse e poi il sistema avrà vinto la partita, realizzando così la grande opera di incatenamento, soppressione della nostra vera essenza, la riduzione dell'umanità a una schiera di automi non senzienti...
Sono tempi interessanti, tempi bui secondo tante profezie antiche, tempi in cui l'apocalissse sembra vicina, tempi di grandi cambiamenti...
Ma tutto questo non deve far paura... La strada è stata seguita fino a qui, alla ricerca della meta ed ora la meta è molto vicina; anche se apparentemente siamo arrivati a un vicolo cieco, anche se apparentemente la partita sembra persa...
Il sistema appronta le sue mosse finali, ma ora stà a noi muovere, è il finale di partita, ora ci si gioca tutto, ora o mai più! E la soluzione per vincere la partita esiste!
Lo stallo stà per sbloccarsi, intorno a noi il sistema sa come muovere e stringe sempre più la morsa: possiamo arrenderci e credere che oramai niente si puo più cambiare, che non c'è via d'uscita e bisogna accettare le cose così come sono, oppure possiamo fare la mossa vincente, la mossa che il sistema non si aspetta, la mossa che ribalterà le sorti della partita, quella mossa non può essere come le altre mosse fatte finora, dovrà essere una mossa che trascende le nostre abitudini, le nostre conoscenze, i nostri presunti limiti, sarà una mossa esplosiva, un qualcosa di estremamente potente che da troppo tempo aspetta di uscire, sarà come un vulcano che esplode, sarà una mossa incontenibile... E questo può avvenire solo al finale di partita, solo al finale di partita dentro di noi può essere raggiunta la "pressione" necessaria per scoppiare!
Pensiamolo ogni giorno: siamo al finale di partita, è il momento di dare il meglio, è il momento di stupire, se fosse un film sarebbe il momento in cui parte la musichetta esaltante e il protagonista che ha subito tante avversità trova la forza di reagire e vincere!
Ricordiamoci anche che comunque non è una guerra, non è una battaglia, è una partita, un gioco, un gioco molto bello e avvincente, un gioco 3d super evoluto... Buon divertimento!
E allora accendiamo l'interruttore :)
lunedì 6 dicembre 2010
La soluzione esiste!
Come prima cosa pongo un bel indovinello:
Un giorno un re per dimostrare al popolo la sua bontà d'animo decide di liberare un prigioniero, convoca il popolo e davanti a tutti chiama il prigioniero.
A questo punto il re dice al prigioniero: " Vedi, su questo tavolo c'è un bicchiere, su quell'altro ce ne è un altro, sotto di essi c'è una pallina, io ho messo una pallina bianca e una pallina nera, se saprai dire dove è la pallina bianca avrai sarai libero, altrimenti rimarrai in prigione per sempre come da condanna..." In realtà però il re era perfido e aveva messo sotto quei bicchieri solo palline nere: il prigioniero che conosceva bene il vero volto del re si aspettava questa mossa, ne era consapevole.
Ora in quale modo il nostro prigioniero potrà salvarsi?
Bene, questo è l'indovinello... A prima vista sembra che il prigioniero non abbia nessuna speranza: deve trovare una pallina bianca ma ce ne sono solo delle nere!
Sembra non vi sia soluzione... Però continuiamo a pensarci nonostante l'apparente insolubilità, consci del fatto che è un indovinello e per forza di cosa deve esistere una soluzione, altrimenti non esisterebbe nemmeno l'indovinello... Continuiamo a pensare alla soluzione perchè siamo convinti che ci sia...
Un giorno un re per dimostrare al popolo la sua bontà d'animo decide di liberare un prigioniero, convoca il popolo e davanti a tutti chiama il prigioniero.
A questo punto il re dice al prigioniero: " Vedi, su questo tavolo c'è un bicchiere, su quell'altro ce ne è un altro, sotto di essi c'è una pallina, io ho messo una pallina bianca e una pallina nera, se saprai dire dove è la pallina bianca avrai sarai libero, altrimenti rimarrai in prigione per sempre come da condanna..." In realtà però il re era perfido e aveva messo sotto quei bicchieri solo palline nere: il prigioniero che conosceva bene il vero volto del re si aspettava questa mossa, ne era consapevole.
Ora in quale modo il nostro prigioniero potrà salvarsi?
Bene, questo è l'indovinello... A prima vista sembra che il prigioniero non abbia nessuna speranza: deve trovare una pallina bianca ma ce ne sono solo delle nere!
Sembra non vi sia soluzione... Però continuiamo a pensarci nonostante l'apparente insolubilità, consci del fatto che è un indovinello e per forza di cosa deve esistere una soluzione, altrimenti non esisterebbe nemmeno l'indovinello... Continuiamo a pensare alla soluzione perchè siamo convinti che ci sia...
martedì 30 novembre 2010
Il buco fuori dalla porta
A- "Hey avete notato, c'è un grosso buco proprio subito fuori dalla porta..."
B- "Quindi? Cosa me ne frega a me: C'è SEMPRE STATO!"
A- "Sì, forse c'è sempre stato... Ma magari si potrebbe provare a chiuderlo"
B- "Ma cosa dici, siamo sempre andati bene così, ora arrivi tu vuoi cambiare tutto... Stai buono dai che è meglio!"
A- " Sì però se ci lavorassimo tutti insieme basterebbe poco per chiuderlo..."
B- " Ma la vuoi piantare? Sono sempre tutti usciti lo stesso, perchè non ti adegui anche tu come hanno fatto tutti?"
A- " Beh, è che mi sembra si possa far qualcosa, credo che si vivrebbe meglio se non ci fosse"
B- "Sì sì, sempre i tuoi viaggi... Dai basta, non mi stressare più, vieni con me fuori..."
A- "Va bè, però il buco c'è ed ora ci dobbiamo passare dentro... Proverò a non considerarlo come fai tu... Ma non credo ci riuscirò.... oramai mi son accorto della sua presenza, mi sono accorto di quanto sia scomodo continuare a passare da lì senza aver coperto quel buco... Mi dispiace, ma continuerò a stressarti perchè quel buco c'è anche se tu non lo vuoi vedere, perchè se tutti cominciamo a vederlo, se tutti ci accorgiamo di quanto sia scomodo passarci dentro ogni giorno, forse allora finalmente decideremo insieme di chiuderlo!"
"Chi ha orecchi intenda"
B- "Quindi? Cosa me ne frega a me: C'è SEMPRE STATO!"
A- "Sì, forse c'è sempre stato... Ma magari si potrebbe provare a chiuderlo"
B- "Ma cosa dici, siamo sempre andati bene così, ora arrivi tu vuoi cambiare tutto... Stai buono dai che è meglio!"
A- " Sì però se ci lavorassimo tutti insieme basterebbe poco per chiuderlo..."
B- " Ma la vuoi piantare? Sono sempre tutti usciti lo stesso, perchè non ti adegui anche tu come hanno fatto tutti?"
A- " Beh, è che mi sembra si possa far qualcosa, credo che si vivrebbe meglio se non ci fosse"
B- "Sì sì, sempre i tuoi viaggi... Dai basta, non mi stressare più, vieni con me fuori..."
A- "Va bè, però il buco c'è ed ora ci dobbiamo passare dentro... Proverò a non considerarlo come fai tu... Ma non credo ci riuscirò.... oramai mi son accorto della sua presenza, mi sono accorto di quanto sia scomodo continuare a passare da lì senza aver coperto quel buco... Mi dispiace, ma continuerò a stressarti perchè quel buco c'è anche se tu non lo vuoi vedere, perchè se tutti cominciamo a vederlo, se tutti ci accorgiamo di quanto sia scomodo passarci dentro ogni giorno, forse allora finalmente decideremo insieme di chiuderlo!"
"Chi ha orecchi intenda"
domenica 9 maggio 2010
L'abbandono della gabbia...
In questo video vi sono le capre di mio fratello, per 12 anni sono rimaste chiuse nel recinto,sono nate lì dentro, gli veniva portata l'erba di cui avevano bisogno, hanno sempre avuto da bere e un posto dove andare al riparo.. Però non erano libere, non erano libere di mangiare l'erba che più desideravano, di correre in spazi aperti, di sdraiarsi su un manto erboso.. La loro vita, dalla prospettiva esterna, risultava essere limitata all'interno di quel recinto, ma per loro era tutto ciò che si poteva avere, nascendo all'interno di quella gabbia, per loro rappresentava tutto, quello che stava al di là della rete era solo un qualcosa da guardare, ma mai avrebbero pensato di uscire da quella gabbia.. Per loro quella che noi vediamo come una gabbia risultava essere il mondo, il massimo della libertà. Quando questa gabbia è stata aperta, quando è stata data la possibilità a queste capre di uscire, di assaporare la vera libertà, di vivere davvero, esse sono risultate molto dubbiose, vedevano quante cose buone da mangiare c'erano, quanto era bello, ma arrivate sulla soglia, arrivate all'uscita dalla gabbia tentennavano, avevano paura e ritornavano all'interno, ritornavano nella loro casa, consapevoli che all'interno della loro gabbia non avrebbero mai avuto tutto quello spazio e tutta quell'erba, ma comunque restie ad abbandonarla, restie ad abbandonare un luogo che bene o male le aveva fatte campare per tutta la loro vita...
A un occhio esterno questo comportamento risulta stupido, dall'esterno si gode di una visione globale sulla situazione e si vedono benissimo le limitazioni all'interno della gabbia e l'abbondanza all'esterno, soprattutto si vede la gabbia: le capre dall'interno non vedono la gabbia, ma vedono la sicurezza, vedono tutto il loro mondo, vedono il luogo in cui bene o male hanno vissuto, e non hanno idea che sia una gabbia limitante, questo le tiene ancorate al vecchio e le trattiene dal riversarsi nel campo aperto, pieno di cibo da scegliere liberamente...
La gabbia per loro non è una cosa limitante ma è la sicurezza, il quieto vivere.. Ci vorranno alcuni giorni perchè si abituino alla nuova situazione e allarghino la loro visione in modo da vedere la gabbia in cui vivevano come tale e iniziare quindi ad assaporare la vera libertà...
Quelle capre erano in quella gabbia da 12 anni... Noi viviamo intrappolati in una gabbia limitante da generazioni e generazione: tutto intorno a noi ci dice che questa gabbia è tutto ciò che si può desiderare, ci viene insegnato che per vivere bisogna fare questo e quello e sperare che le cose vadano bene, un po come le capre che per mangiare sapevano che dovevano belare forte e sperare che qualcuno gli portasse qualcosa, adattandosi a quello che gli veniva portato..
Ma la porta è aperta, e per mangiare non c'è più bisogno di belare forte e sperare, ora si può ottenere quello di cui si ha bisogno, le porte sono aperte sull'abbondanza, basta solo aprire gli occhi, vedere la gabbia e uscirne...
Quando la gabbia delle capre è stata aperta, nessuno poteva convincere le capre ad uscire, era una cosa che dovevano decidere da sole, e fino a quando non si sono rese conto dell'opportunità che gli si presentava hanno continuato a stare nella gabbia...
Siamo attaccati a questa realtà, anche quando non ci piace, perchè in fondo bene o male si tira avanti, ci si lamenta spesso che le cose che non vanno, ma raramente smettiamo di belare per imboccare la via verso l'uscita e mai abbiamo il coraggio di lasciare le nostre sicurezze, sicurezze che se potessimo vederle da una prospettiva più ampia, scopriremmo essere limiti, le scopriremmo formare una gabbia intorno a noi...
Ora come quelle capre possiamo decidere di imboccare la via verso l'uscita e iniziare a vedere le cose più in grande, più ci allontaneremo dalle nostre sicurezze e più vedremo la gabbia che prima non pensavamo neanche esistesse.. Oppure possiamo decidere di rimanere all'interno della gabbia, ma a questo punto non avrà più molto senso lamentarsi, belare brontolando per le cose che non vanno come vorremmo... La via è aperta e ognuno può percorrerla, ognuno a suo modo, essa ci porta all'uscita della gabbia, lungo un percorso in cui si abbandoneranno le vecchie sicurezze fino al passo finale in cui le vecchie sicurezze saranno del tutto abbandonate, e in quel momento, nel momento in cui non avremo più niente, allora avremo tutto: non avremo più niente dal punto di vista della gabbia, ma avremo tutto dal punto di vista più allargato, dal punto di vista dello specchio ! BUON VIAGGIO!
A un occhio esterno questo comportamento risulta stupido, dall'esterno si gode di una visione globale sulla situazione e si vedono benissimo le limitazioni all'interno della gabbia e l'abbondanza all'esterno, soprattutto si vede la gabbia: le capre dall'interno non vedono la gabbia, ma vedono la sicurezza, vedono tutto il loro mondo, vedono il luogo in cui bene o male hanno vissuto, e non hanno idea che sia una gabbia limitante, questo le tiene ancorate al vecchio e le trattiene dal riversarsi nel campo aperto, pieno di cibo da scegliere liberamente...
La gabbia per loro non è una cosa limitante ma è la sicurezza, il quieto vivere.. Ci vorranno alcuni giorni perchè si abituino alla nuova situazione e allarghino la loro visione in modo da vedere la gabbia in cui vivevano come tale e iniziare quindi ad assaporare la vera libertà...
Quelle capre erano in quella gabbia da 12 anni... Noi viviamo intrappolati in una gabbia limitante da generazioni e generazione: tutto intorno a noi ci dice che questa gabbia è tutto ciò che si può desiderare, ci viene insegnato che per vivere bisogna fare questo e quello e sperare che le cose vadano bene, un po come le capre che per mangiare sapevano che dovevano belare forte e sperare che qualcuno gli portasse qualcosa, adattandosi a quello che gli veniva portato..
Ma la porta è aperta, e per mangiare non c'è più bisogno di belare forte e sperare, ora si può ottenere quello di cui si ha bisogno, le porte sono aperte sull'abbondanza, basta solo aprire gli occhi, vedere la gabbia e uscirne...
Quando la gabbia delle capre è stata aperta, nessuno poteva convincere le capre ad uscire, era una cosa che dovevano decidere da sole, e fino a quando non si sono rese conto dell'opportunità che gli si presentava hanno continuato a stare nella gabbia...
Siamo attaccati a questa realtà, anche quando non ci piace, perchè in fondo bene o male si tira avanti, ci si lamenta spesso che le cose che non vanno, ma raramente smettiamo di belare per imboccare la via verso l'uscita e mai abbiamo il coraggio di lasciare le nostre sicurezze, sicurezze che se potessimo vederle da una prospettiva più ampia, scopriremmo essere limiti, le scopriremmo formare una gabbia intorno a noi...
Ora come quelle capre possiamo decidere di imboccare la via verso l'uscita e iniziare a vedere le cose più in grande, più ci allontaneremo dalle nostre sicurezze e più vedremo la gabbia che prima non pensavamo neanche esistesse.. Oppure possiamo decidere di rimanere all'interno della gabbia, ma a questo punto non avrà più molto senso lamentarsi, belare brontolando per le cose che non vanno come vorremmo... La via è aperta e ognuno può percorrerla, ognuno a suo modo, essa ci porta all'uscita della gabbia, lungo un percorso in cui si abbandoneranno le vecchie sicurezze fino al passo finale in cui le vecchie sicurezze saranno del tutto abbandonate, e in quel momento, nel momento in cui non avremo più niente, allora avremo tutto: non avremo più niente dal punto di vista della gabbia, ma avremo tutto dal punto di vista più allargato, dal punto di vista dello specchio ! BUON VIAGGIO!
martedì 4 maggio 2010
Lo specchio
Tutti abbiamo almeno uno specchio nella nostra casa e, praticamente ogni giorno, vediamo riflesso in quello specchio parte della realtà che ci circonda. Se ci spostiamo, se cambiamo il nostro punto di vista possiamo vedere riflessa un'altra parte della realtà che ci circonda: in ogni caso però potremo vedere riflessa solo una parte di ciò che circonda, in base al nostro punto di osservazione.Se però nella stanza in cui è presente lo specchio ci troviamo in due persone, entrambi rivolti verso lo specchio, ma uno da un lato della stanza e uno dall'altro, vedremo due cose diverse riflesse nello specchio: lo specchio è solo uno, ma in base al punto di osservazione noi vediamo in esso cose diverse nello stesso momento.. Se in quella stanza fossimo in dieci ognuno vedrebbe una immaggine riflessa diversa, magari anche di poco ma diversa..
Quindi nello specchio è racchiusa tutta l'immagine della stanza, lo specchio contiene
mercoledì 14 aprile 2010
Il fuoco..
Avete mai provato ad accendere un fuoco? Spesso non risulta così facile come si potrebbe immaginare,(ovviamente se non utilizziamo benzina o altre cose facilmente infiammabili..) , serve molto di più di una scintilla.. E quando il fuoco si accende è da alimentare con delicatezza, un po come dare da mangiare a un bambino, fino a quando il fuoco non ha attecchito bene bisogna trattarlo con cura se lo si vuole vedere bruciare con la potenza che lo caratterizza: la prima fiammolina che si forma è estremamente debole, e basta poco perchè si spenga.Quindi abbiamo detto che per accendere un fuoco ci vuole molto più di una scintilla, bisogna preparare bene la legna, fare in modo che non ci siano grosse correnti d'aria, iniziare con qualche ramoscello sottile sottile o magari con della paglia.. Quando si forma la prima fiammella è estremamente delicata, può spegnersi da un momento all'altro e quindi necessita di tutta la nostra attenzione.. Ma poi la fiammella attecchisce bene nel ramoscello, inizia a crescere, il calore aumenta, e più aumenta il calore e più cresce la fiamma, a questo punto il fuoco non ha più bisogno di attenzioni e cure per bruciare, anzi, ora si alimenta anche di ciò che all'inizio poteva ostacolarlo: la corrente d'aria...
sabato 20 marzo 2010
Persi...
Se un giorno ci svegliassimo all’interno di un bagno della metropolitana di Parigi, senza avere la più pallida idea di come ci siamo finiti, in preda ad una amnesia totale cercheremmo come prima cosa di ricordare perlomeno il nostro nome, dove abitiamo, quali sono i fatti successi nella nostra vita, quali sono le persone che conosciamo e quali no etc. In una parola cercheremmo subito di capire chi siamo…
I ricordi potrebbero non riaffiorare e quindi usciremmo da quel bagno in preda al panico, alla pazza ricerca di qualcosa che possa dirci qualcosa di noi, che possa farci ricordare chi siamo: la nostra priorità assoluta sarebbe quella di dare una risposta alla domanda: “chi sono?”.
Questa condizione di amnesia potrebbe anche durare anni, durante i quali continueremmo a indagare, a cercare, per rispondere a quella domanda che non ci darebbe pace…
Ebbene ognuno di noi in quella condizione porrebbe come priorità assoluta la risposta alla domanda “chi sono?”, non importerebbe la difficoltà, la mancanza di una traccia, l’apparente impossibilità di dare la risposta, quella domanda rimarrebbe sempre in primo piano nella nostra mente…
Certo, nessuno di noi è vittima di una amnesia , tutti ci ricordiamo il nostro nome, dove abitiamo, conosciamo le nostre abitudini,il nostro lavoro, i nostri amici… Ma chi siamo? In realtà non lo sappiamo, sappiamo cosa facciamo solitamente, ma non abbiamo idea di chi siamo, di cosa siamo, del perché siamo qui, di cosa è tutto quello che ci circonda… Nonostante questo però non ci domandiamo mai chi siamo, ci accontentiamo della definizione che tutti si danno, che ci si è sempre dati: “sono Giorgio, vivo a Modena, lavoro in quella fabbrica, mi piace andare in bici e conosco Luigi, Paolo e Giacomo” Questa è la definizione che ci diamo per convincerci di sapere chi siamo, tutti si definiscono a questo modo, quindi perché porsi troppe domande?
Tornando all’esempio della metropolitana, quello che facciamo è uscire dal bagno, osservare che tutti dicono di essere di Parigi e di conseguenza convincerci che sì, anche noi siamo di Parigi, “che senso ha cercare, sono di Parigi per forza, qui tutti dicono di esserlo…”
Ci è stato insegnato a definirci sulla base di quello che ci circonda, difficilmente cerchiamo di definirci sulla base di quello che siamo, sulla base di ciò che è dentro di noi… Un muro di pregiudizi e condizionamenti ci impedisce di vedere ciò che siamo veramente.. Ma quello che risulta più preoccupante è che non proviamo neanche a indagare un pochino per scoprire chi siamo, ci adattiamo a quello che ci circonda, facciamo ciò che và fatto e spegniamo quella voce dentro di noi che dice:”Chi sono?”
mercoledì 3 febbraio 2010
Grande fratello... Metafora della realtà?
Grande fratello, un programma che tutti bene o male conoscono, un programma che in qualche modo attira molte persone...Cosa succede nel G.F.?
Un gruppo di ragazzi vengono rinchiusi in una casa da dove non possono uscire (pena la squalifica dal gioco): una sorta di gabbia, di prigione...
Questi ragazzi vivono per alcuni mesi in questa gabbia, il pubblico li osserva nelle loro liti, nei loro amori, in tutte le loro vicende...
Ma cosa fanno questi ragazzi?
Litigano, trovano problemi per cose ridicole (viste da fuori), spettegolano uno dell'altro, si parlano dietro, si innamorano per odiarsi poco dopo, si annoiano, arrivano a comportarsi come se il mondo esterno non esistesse, e tutta la realtà fosse limitata alla loro gabbia...
L'esempio più ecclatante di questo tipo di comportamento lo si ha quando uno di loro è costretto a uscire, deve abbandonare il gioco perchè è così che ha decretato il televoto, si possono osservarescene isteriche, pianti, come se il ragazzo in questione stesse per morire...
giovedì 14 gennaio 2010
La storiella delle 5 scimmie
Spesso crediamo giuste o sbagliate determinate cose ma non sappiamo bene per quale motivo vengono ritenute tali...
Non ci poniamo neanche il problema, perchè semplicemente è così, è sempre stato così...
A questo proposito è interessante questa storiella:
Se mettiamo 5 scimmie in una gabbia, aggiungiamo una scala all'interno e vi mettiamo sopra una bella banana subito esse saliranno la scala per prendere la banana.
Se però ripetiamo lo stesso scenario e ogni volta che una scimmia prova a salire la scala inondiamo la gabbia con un forte getto d'acqua diretto su di lei e su tutte le altre, ben presto queste scimmie smetteranno di provare a salire la scala, consapevoli di quello che le aspetta in caso tentassero... A questo punto possiamo togliere una scimmia dalla gabbia e aggiungerne una nuova: la nuova arrivata proverà subito a salire sulla scala ma le altre scimmie subito la fermeranno per paura del getto d'acqua, che sanno arriva ogni volta che una di loro sale la scala: ben presto dopo alcuni tentativi falliti la nuova scimmia desisterà. A questo punto possiamo togliere un'altra scimmia e metterne un'altra nuova, la scena di prima si ripeterà, e ora anche la scimmia inserita poco prima aggredirà la nuova arrivata, in quanto ha potuto imparare a sue spese che sulla scala non ci si può andare... Possiamo continuare in questo modo sostituendo fino all'ultima scimmia, a questo punto avremo una gabbia con una scala al suo interno con sopra una banana, 5 scimmie dentro e nessuna di queste scimmie si azzarderà a salire la scala, ma nessuna di queste scimmie saprà il perchè non si possa salire questa scala, semplicemente saprà che non si può, che si è sempre fatto così... La memoria del perchè non si potesse salire la scala è andata perduta e ora non è più importante rimanere vicino alla gabbia con il tubo dell'acqua pronto, per essere sicuri che le scimmie non mangeranno la banana: ora le scimmie si autocontrolleranno fra di loro, nessuna salirà sulla scala perchè sarebbe fermata dalle altre, e solo perchè si è sempre fatto così, è sbagliato salire punto e basta...
Chi ha orecchi intenda...
Non ci poniamo neanche il problema, perchè semplicemente è così, è sempre stato così...
A questo proposito è interessante questa storiella:
Se mettiamo 5 scimmie in una gabbia, aggiungiamo una scala all'interno e vi mettiamo sopra una bella banana subito esse saliranno la scala per prendere la banana.
Se però ripetiamo lo stesso scenario e ogni volta che una scimmia prova a salire la scala inondiamo la gabbia con un forte getto d'acqua diretto su di lei e su tutte le altre, ben presto queste scimmie smetteranno di provare a salire la scala, consapevoli di quello che le aspetta in caso tentassero... A questo punto possiamo togliere una scimmia dalla gabbia e aggiungerne una nuova: la nuova arrivata proverà subito a salire sulla scala ma le altre scimmie subito la fermeranno per paura del getto d'acqua, che sanno arriva ogni volta che una di loro sale la scala: ben presto dopo alcuni tentativi falliti la nuova scimmia desisterà. A questo punto possiamo togliere un'altra scimmia e metterne un'altra nuova, la scena di prima si ripeterà, e ora anche la scimmia inserita poco prima aggredirà la nuova arrivata, in quanto ha potuto imparare a sue spese che sulla scala non ci si può andare... Possiamo continuare in questo modo sostituendo fino all'ultima scimmia, a questo punto avremo una gabbia con una scala al suo interno con sopra una banana, 5 scimmie dentro e nessuna di queste scimmie si azzarderà a salire la scala, ma nessuna di queste scimmie saprà il perchè non si possa salire questa scala, semplicemente saprà che non si può, che si è sempre fatto così... La memoria del perchè non si potesse salire la scala è andata perduta e ora non è più importante rimanere vicino alla gabbia con il tubo dell'acqua pronto, per essere sicuri che le scimmie non mangeranno la banana: ora le scimmie si autocontrolleranno fra di loro, nessuna salirà sulla scala perchè sarebbe fermata dalle altre, e solo perchè si è sempre fatto così, è sbagliato salire punto e basta...
Chi ha orecchi intenda...
lunedì 4 gennaio 2010
La metafora del pianeta Cerelia
La storia del pianeta Cerelia vuole essere una metafora, una parabola moderna per descrivere la nostra realtà, la situazione attuale dell’umanità…
Il pianeta Cerelia è il nostro mondo, la nostra realtà. Il clima di questo pianeta rappresenta quello che noi crediamo di essere e quello che siamo veramente clima freddo e clima caldo..
Quel qualcosa che lavora contro gli abitanti di Cerelia lo si può identificare nel sistema (scopri cosa è il sistema)
mercoledì 30 dicembre 2009
La storia del pianeta Cerelia...

Il pianeta Cerelia, distante molti anni luce dalla terra, è molto simile al nostro pianeta, vi vivono esseri molto simili a noi; la differenza principale sta’ nel clima: su Cerelia è sempre inverno, su tutto il pianeta è perennemente freddo…
Ma non è sempre stato così, un tempo, molti secoli fa, il pianeta Cerelia era caldo e accogliente, non esisteva il freddo: ovunque andassi, a Nord, a Sud a Est a Ovest il clima era sempre lo stesso: caldo e accogliente, semplicemente perfetto…
Gli abitanti vivevano in armonia con questo clima, non vedevi nessuno in giacca e cravatta, non esistevano i giubbotti o i pantaloni lunghi; tutti gli abitanti si vestivano in braghette corte e magliettina.
Durante la giornata tutti svolgevano le loro mansioni all’aperto ringraziando ogni giorno per questo clima fantastico, festeggiando il caldo in tutti i modi… Anche la persona più seria del pianeta si lasciava andare giocando ai gavettoni o nuotando in piscina praticamente ogni giorno; in ogni angolo c’era un lettino per poter prendere il sole e la crema solare era tra i prodotti più venduti.
Le case venivano utilizzate solo per riporvi i propri oggetti e per dormire, tutto il resto delle attività veniva svolto all’aperto con un sincero sentimento di gioia per questo caldo accogliente che pervadeva ogni angolo del pianeta…
Ogni abitante quindi dedicava la sua vita, i suoi pensieri e i suoi sentimenti a questo clima fantastico, a questo caldo accogliente.
Un brutto giorno, qualcosa, nessuno sa cosa e nessuno sa perché, iniziò a lavorare per far sì che gli abitanti del pianeta iniziassero a dare meno importanza al caldo; fu così che alcuni iniziarono a lavorare in casa, altri smisero di andare in piscina, i bambini smisero di farsi i gavettoni, piano piano tutti smisero di passare del tempo al sole, iniziarono a perdere l’abbronzatura, inventarono giochi da fare in casa e così via.
Tutto questo ebbe un forte impatto sul clima del pianeta, sì perché quel clima caldo e accogliente, invidiabile, fantastico era alimentato dal sentimento che tutta la popolazione del pianeta gli riservava ogni giorno: con il passare dei mesi il caldo diminuì sempre più, qualcuno si era accorto di questa anomalia, ma nessuno sapeva perché stava succedendo e nessuno sapeva fermare questa inesorabile tendenza.
Si iniziò così a produrre pantaloni lunghi, felpe e maglioni per proteggersi dal freddo che aumentava di mese in mese.
Gli scienziati iniziarono a studiare come potersi riscaldare, nessuno ne aveva idea, non era mai servito! Quindi si formarono diverse correnti di pensiero, chi diceva che per scaldarsi meglio bisognava usare questo e chi diceva che bisognava usare quello…
Nei primi anni di freddo morirono molte persone, e le poche che si salvarono non erano certo in buone condizioni.
Dopo i primi 50 anni di freddo erano stati trovati alcuni modi più o meno efficaci per proteggersi dal gelo, fu così che la civiltà riprese a ingrandirsi, ricominciarono a nascere bambini, la vita potè andare avanti pur sempre in mezzo a grandi difficoltà.
Ai nuovi nati gli anziani parlavano di un tempo in cui c’era caldo, in cui ci si vestiva poco e la vita era facile, un tempo d’oro che si sperava ritornasse al più presto.
Con il passare delle generazioni però le storie che parlavano del caldo vennero sempre più ritenute delle semplici leggende, dei miti da raccontare ai bambini…
Passarono i secoli e del caldo non se ne parlò più, tutta la conoscenza, la consapevolezza della possibilità di un clima così meraviglioso su Cerelia andò persa.
Oggi su Cerelia la vita scorre tranquilla, ognuno è preso totalmente dalle sue mansioni, dai suoi ideali, dalle sue cose; nessuno pensa alla possibilità di un clima caldo anzi, anche solo l’idea sembra a tutti una idiozia.
Certo non tutti sono rassegnati a soffrire il freddo
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